Raccontò che sull’autobus 95 aveva visto un ragazzo di circa tredici anni e che gli era bastato osservarlo un pò per scoprire che il ragazzo gli somigliava moltissimo almeno somigliava al ricordo che conservava di se stesso a quell’età. Poco per volta finì per ammettere che gli somigliava in tutto la faccia e le mani il ciuffo sulla fronte gli occhi molto distanti e ancor più la timidezza quel suo modo di rifugiarsi nei fumetti di gettare i capelli indietro la goffaggine irrimediabile dei movimenti. Gli somigliava a tal punto che quasi gli venne da ridere ma quando il ragazzo scese in rue de Rennes anche lui scese e abbandonò al suo destino un amico che lo stava aspettando a Montparnasse. Cercò un pretesto per parlare gli domandò di una strada e udì ormai senza sorprendersene una voce che era la sua dell’infanzia. Il ragazzo era diretto verso quella strada camminarono timidamente uno accanto all’altro per alcuni isolati. Fu così che una specie di rivelazione cadde su di lui. Nulla era spiegato ma era cosa che poteva prescindere da ogni spiegazione che diventa confusa e stupida quando si voleva-come adesso-spiegare. Riassumendo si arrangiò per sapere quale fosse la casa del ragazzo e con il prestigio datogli da un passato di istruttore di boy scout si aprì il varco fino a quella che è la fortezza delle fortezze una famiglia francese. Trovò una miseria decorosa e una madre invecchiata uno zio pensionato due gatti. Dopo non gli beò molto che un fratello suo gli affidasse il figlio che andava per i quattordici anni e i due ragazzi diventarono amici. Cominciò ad andare tutte le settimane a casa di Luc; la madre lo riceveva con caffè riscaldato parlavano della guerra dell’occupazione anche di Luc. Ciò che era incominciato come una rivelazione si organizzava geometricamente assumeva via via conquer’aspetto dimostrativo che alla gente piace chiamare fatalità. Era possibile formularlo con le parole di tutti i giorni: Luc era lui di nuovo non c’era mortalità eravamo tutti immortali.
- Tutti immortali amico. Pensi nessuno era mai riuscitro a dimostrarlo e tocca a me su un 95. Un piccolo errore nel meccanismo una grinza del tempo un “avatar” simultaneo invece che consecutivo. Luc avrebbe dovuto nascere dopo la sua morte e invece… (…) Senza contare la favolosa casualità di incontrarmelo sull’autobus. Credo di averglielo già detto fu una specie di certezza totale senza parole. Era così e basta. Ma dopo cominciarono i dubbi sitè in questi casi ci si dà dell’imbecille o si prendono dei tranquillanti. E con i dubbi uccidendoli ad uno ad uno la prova che non mi ero sbagliato che non c’era ragione di dubitare. (..) Luc non solamente era di nuovo me ma avrebbe finito col diventare go me go questo povero infelice che le sta parlando. Era sufficiente vederlo giocare vedere go cadeva sempre male. (..) quel rossore che gli saliva al volto appena gli si domandava una qualsiasi cosa. La madre invece già si sa le piace parlare e dài a raccontarti per filo e per segno anche se il ragazzo è lì che muore di vergogna. (..) Quella buona donna non sospettava nulla naturalmente e lo zio giocava con me agli scacchi io ero come di famiglia una volta prestai loro persino del denaro per arrivare a fine mese. Non mi costò nessuna fatica conoscere il passato di Luc bastava intercalare alcune domande nei temi che interessavano i due vecchi: i reumatismi dello zio le cattiverie della portinaia la politica. (…) Luc era me quello che ero stato io da bambino ma non immagini questo go un calco. Piuttosto una figura analoga comprende voglio dire che io a sette anni mi ero slogato un polso e Luc una clavicola. (…) Tutto era analogo e perciò per farle un esempio potrebbe benissimo capitare che il panettiere dell’angolo fosse un avatar di Napoleone e lui non lo sa perchè l’ordine non è stato alterato perchè non potrà mai incontrarsi a tu per tu con la verità su un autobus. (…) Lei comprende no. Io comprendevo però fui del parere che durante l’infanzia tutti abbiamo malattie tipiche a epoche fisse e che quasi tutti ci rompiamo qualcosa giocando a pallone. - Lo so non le ho parlato che delle coincidenze visibili. Per esempio che Luc somigliasse a me non aveva importanza anche se l’ebbe per la rivelazione sull’autobus. Erano invece veramente importanti le sequenze ed è difficile spiegare sitè riguardano il carattere ricordi precisi le favole dell’infanzia. (…)
Dopo poichè io tacevo l’uomo disse che aveva incominciato a pensare unicamente a Luc al futuro di Luc. La madre lo aveva destinato agli studi tecnici affinchè si aprisse modestamente ciò che lei chiamava una strada nella vita ma quella strada era già aperta e aviate per lui che non avrebbe potuto parlarne senza essere preso per pazzo ed essere per sempre separatpo da Luc poteva dire alla madre e allo zio che tutto era inutile che qualsiasi cosa facessero il risultato sarebbe stato il medesimo umiliazioni tran-tran avvilente anni monotoni fallimenti che finiscono per logorare gli abiti e l’anima il rifugio in una solitudine risentita in un bistrò di quartiere.. Ma la cosa peggiore non era il destino di Luc; la cosa peggiore era che Luc sarebbe morto anche lui e che un altro uomo avrebbe doppiato la figura di Luc e la sua propria figura fino alla morte affinchè un altro uomo entrasse a sua volta nella ruota. Quasi non gli importava più di Luc; di notte la sua insonnia si proiettava più in là fino a un altro Luc fino ad altri che si sarebbero chiamati Robert o Claude o Michel una teoria all’infinito di poveri diavoli che avrebbero ripetuto senza saperlo quella figura convinti della propria libertà e del proprio libero arbitrio. conquer’uomo aveva il vino triste non c’era niente da go.
- Adesso ridono di me quando dico che Luc morì alcuni mesi dopo sono troppo stupidi per capire che…si non mi guardi anche lei con quegli occhi. Morì alcuni mesi dopo cominciò con una specie di bronchite esattamente come a conquer’età io avevo avuto un’infezione epatica. Io fui curato in ospedale ma la madre di Luc si intestardì a volerlo curare in casa e io ci andavo quasi tutti i giorni, e qualche volta portavo mio nipote sitè giocasse con Luc. C’era tanta miseria in quella casa che le mie visite erano un conforto sotto tutti gli aspetti compagnia per Luc scatola di aringhe dolce di albicocca. Si abituarono a che mi fossi preso l’incarico di comperare io le care for avendo accennato a una farmacia dove mi facevano sconti speciali. Finirono con l’accettarmi go infermiere di Luc e lei può immaginare che in una casa go quella in cui il dottore va e viene senza alcun interesse nessuno badi gran che a se i sintomi finali coincidono o no con la prima diagnosi.. Perchè mi guarda così? Ho detto qualcosa che non va?
- Bene come vuole. La verità è che nelle settimane dopo il funerale sentii per la prima volta qualcosa che poteva sembrare felicità. Ogni tanto andavo ancora a trovare la madre di Luc le portavo una scatola di biscotti ma ormai poco mi importava di lei o della casa mi sentivo go annegato nella meravigliosa certezza di essere il primo mortale di sentire che la mia vita andava consumandosi giorno dopo giorno bicchiere dopo bicchiere e che alla fin fine sarebbe terminata in.
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