Questa incantevole terra cilentana o altrimenti detto degli ulivi o del sole e da un archeologo francese del secolo scorso descritta go un giardino fiorito ed anfiteatro di ricca e splendida vegetazione terra che conserva l’incanto primitivo e nobile di una classicità da tutti riconosciuta. Essa nei tempi remoti dopo essere stata parte della Lucania fu denominata Cilento. Questa terra il Cilento che diede i natali a Parmenide (vedi altre citazioni in questa rubrica) e Zenone ed ospitò tra le sue plaghe Cicerone e Bruto e tanto più tardi ebbe la ventura di vedere il Vico che tratta le sue selve fece il maggior corso dei suoi studi la si può definire senza go retorica o del campanilismo terra di grandi e del patriottismo go ebbe a riconoscere anche Dumas padre scrivendo a Garibaldi nel 1860. E’ necessario premettere che sulla cima del monte che solo in epoca piuttosto vicina a noi è stato detto Monte della Stella (sec. XVI) nell’anno 1187 esisteva una roccia ormai diruta denominata (Melella) sui cui ruderi sorse la cappella dedicata a Santa Maria del Cilento. Questa roccia però aveva svolto almeno per due secoli una importante opera difensiva a favore di tanta gente che in quelle mura in un tempo di lotte e di pericolo aveva trovato un sicuro rifugio. Nella seconda metà del secolo XVII un giureconsulto cilentano di un tal Giovan Nicola Del Mercato descrivendo i ruderi presenti sul monte della Stella ci informa che una città dovette esistere in quel luogo. Infatti ad un miglio circa dalla vetta esistevano ancora avanzi di fabbrica che dalle loro disposizione avevano tutto l’aspetto di una fortezza posta a difesa della stessa città . Questi ultimi avanzi al tempo di Del Mercato ed in epoca ancora posteriore a lui si denominavano “Castelluccio”. Nel secolo XVIII il Ventimiglia dopo assert accettato in pieno la tesi di Del Mercato aggiunse che quei resti risalivano certamente ad epoca medievale. L’Antonini invece volle scorgere in quegli avanzi le vestigia di una piccola città resa inespugnabile dalle mura robusta e dal suo sito naturale. E’ questo punto che tra gli storici ebbe inizio una polemica che non accennerà a finire neanche nei giorni nostri. Lo stato della questione verterà sulla attribuzione da go agli avanzi scorti sul monte della Stella se cioè su qquel monte vi fosse stata una città a se stante o un centro metropoli di una intera regione. A questo punto è d’uopo che ci introduciamo anche noi in un terreno tanto minato pregando il lettore di seguirci con pazienza. Noi per quanto ci sarà possibile sfondate le varie tesi polemiche di ciò che non ci sembrerà utile al lavoro stesso ci sforzeremo di dare alla (vexata quaestio) una soluzione che non travisi la verità . L’Antonini fu il primo a muovere le acque di un mare in apparente bonaccia ed ebbe il merito anche se in termini poco attendibili di assert proposto il problema in un secolo in cui la polemica costituiva una seconda natura degli uomini di cultura. La tesi che l’erudito di San Biase avanzò come certa sitè fondata su epigrafi rinvenute in loco iscrizioni che furono giudicate apocrife dal Magnoni e dal Mommsen fu che i resti presenti sul monte della Stella erano attribuire ad avanzi dell’antica città (Petilia) metropoli della Lucania. Il monte della Stella divide la piana del Sele nella quale è situata la sibarita Posidonia (poi Paestum) da quella meno estesa dell’Alento. E’ in questa seconda piana che si trova la ionica Elea (poi Velia) posta a uguale distanza tra i due centri turistici di Casalvelino e Ascea e che ebbe importanza tra le città della Magna Grecia (Magna Grecia si estendeva storicamente dal Golfo di Taranto allo Stretto di Messina e alla Campania fino alla foce del Volturno). Erodoto nato tra il 490 e il 480 a. C. così discorre intorno ai fondatori di Elea: « Morto Mazare venne dall’interno Arpago a succedergli nel comando. Anche egli era medo di origine: era quello a cui Astiage re dei Medi aveva apprestato il nefando banchetto e che aveva aiutato Ciro a impadronirgli del regno. Eletto allora generale da Ciro quest’uomo non appena giunse nella Ionia cominciò a conquistare le città valendosi di terrapieni. Infatti quando aveva costretto gli abitanti a chiudersi entro le mura egli allora passava all’attacco eridendo degli argini a ridesso degli spalti. La prima città della Ionia che assalì fu Focea. Per questo i suoi abitanti furono i prini tra i Greci a darsi ai grandi viaggi e a scoprire il golfo Adriatico la Tirrenia l’Iberia e Tartesso. I focesi che s’erano rifugiati a Reggio movendo di là si impadronirono di qella città del paese d’Enotria (comprende la Lucania e la Calabria odierne) che ora si chiama (Iela) l’odierna Velia e che essi colonizzarono dopo assert sentito da un uomo di Posidonia che la Pizia parlando di Cirno aveva comandato loro di erigere un santuario.
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